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Finalmente la tutela dell’Ambiente nella Costituzione: cosa cambierà

Finalmente la tutela dell’Ambiente nella Costituzione: cosa cambierà

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Finalmente il Parlamento Italiano ha introdotto la tutela dell’Ambiente nella Costituzione. Cosa cambierà per il settore pubblico e privato?

È stato approvato in via definitiva dal Parlamento il ddl che finalmente introduce la tutela dell’ambiente nella Costituzione italiana. Erano anni che il vulnus giuridico in materia ambientale non poteva essere colmato per l’assenza di presupposti costituzionali. Ora finalmente ci sono le basi da cui partire per disciplinare i comportamenti arbitrari di industrie e privati cittadini che hanno reso il Paese tra i primi più inquinati in Europa.

Nonostante di questi tempi si assista a un divisionismo assoluto nella politica e nella società italiane, in tutte e due le deliberazioni che hanno portato all’introduzione della tutela dell’ambiente nella Costituzione il testo è passato con il sì di due terzi dei votanti in ambo i rami del Parlamento. E proprio per questo motivo la legge di revisione costituzionale non dovrà passare anche al vaglio di un Referendum popolare. La modifica è fatta.

Come è arrivata la tutela dell’ambiente nella Costituzione

Già tra i Padri Costituenti, nel lontano 1947, si era animato un dibattito intorno all’articolo 9 in cui alla fine si citò appena di striscio “la tutela del paesaggio”, insieme a quella del “patrimonio storico e artistico della Nazione”.

Ben 32 anni dopo, nel 1979, una sentenza della Cassazione stabilì che ciascun uomo ha diritto alla salute e quindi ad un “ambiente salubre”. Piccoli e lenti passi con cui lo scarno diritto ambientale si è trascinato per decenni negli scontri con le grandi imprese inquinanti. L’ultima conquista è stata fatta appena nel 2004 con il principio “Chi inquina paga” ma con una prescrizione di soli 5 anni che di fatto ha congelato numerose bonifiche di siti industriali altamente inquinati.

Senza considerare gli stratosferici danni e costi ambientali sopportati dalla collettività. Un dossier del Senato della Repubblica nel 2013 stimava che i danni sanitari e ambientali da parte delle famiglie ammontavano a 16,6 miliardi di euro, mentre quelli dell’industria 13,9 miliardi e dell’agricoltura 10,9. Introdurre modifiche preziose che riguardassero l’ambiente nella Costituzione italiana era più che urgente e doveroso.

Quali articoli della Costituzione sono cambiati

Sono due gli articoli che con le nuove modifiche si sono tinti di verde: il 9 e il 41.

Laddove l’Articolo 9 recitava:

“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”

ora un’importante frase ne completa il contenuto:

“Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni”,

con un esplicito interesse nei confronti delle “future generazioni”, le più penalizzate e quelle che più si sono fatte sentire per spingere i governi a fermare l’inquinamento e il cambio climatico.

Nell’Articolo 41 invece sono nuovi in due punti i concetti di “salute” e “ambiente”, per cui il testo ora risulta essere:

“L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana, alla salute, all’ambiente. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali”.

La Costituzione come i Comandamenti

ambiente nella costituzione - Di Pierri - Saltalamacchia
Marica Di Pierri e Luca Saltalamacchia

Sembrerebbe un po’ un paradosso: il Governo ha legiferato per far rispettare l’ambiente mentre è in corso “Giudizio Universale“, la causa a danno dello Stato Italiano per “inazione” nei confronti del cambio climatico. Sta di fatto che l’introduzione della tutela dell’ambiente nella Costituzione arriva come un vento nuovo di autentico cambiamento. Infatti rappresenta un primo passo fondamentale per potenziare e raffinare il diritto ambientale e climatico.

Marica Di Pierri, portavoce di A Sud, l’associazione che ha lanciato e coordina la campagna “Giudizio Universale”, ha infatti salutato le modifiche ai due articoli con entusiasmo e ottimismo:

Si tratta di una decisione storica (…) Ci sono voluti più di 70 anni per compiere questo passo: l’espressa previsione nella Carta Costituzionale di principi come la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi e il riferimento all’interesse delle future generazioni. Si tratta di un avanzamento importante.

L’essenziale è ora tradurre questa previsione in politiche sostanziali che vadano nella direzione di una piena tutela di ambiente e ecosistemi e che tutelino i diritti delle presenti e delle future generazioni. Un ambizioso balzo in avanti sarebbe stato inserire in Costituzione anche la tutela della stabilità climatica, come avvenuto già in alcuni paesi. Il nuovo testo fornisce comunque un riferimento giuridico di massimo livello per tutte le istanze di protezione degli equilibri ambientali e dei diritti umani legati all’ambiente e al clima stabile. Ciò vale anche per le domande di giustizia climatica presentate in tribunale, come nel caso della azione legale climatica contro lo Stato promossa nell’ambito della campagna “Giudizio Universale”.

Luca Saltalamacchia, avvocato molto attivo sul fronte dell’ambiente e che, tra le molte cause patrocinate, sta curando “Giudizio Universale”, ha dichiarato:

“L’inserimento della tutela dell’ambiente e della biodiversità nella Costituzione ha una portata storica. Temo che dal punto di vista pratico, soprattutto in relazione alle situazioni pregresse, come ILVA, non cambierà nulla. Del resto troppi principi fondamentali della nostra costituzione vengono violati ogni giorno. Certamente, il fatto di aver esplicitato questo principio fornirà ai difensori dell’ambiente un’arma in più. Ma riconoscere un principio non significa che lo stesso venga poi rispettato… Speriamo che la sensibilità della P.A. e dei Magistrati si adegui a questo nuovo assetto costituzionale”.

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