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Scoperta negli USA da un italiano la nuova bioplastica fatta di seta

Scoperta negli USA da un italiano la nuova bioplastica fatta di seta

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Benedetto Marelli, un assistente professore italiano di ingegneria civile e ambientale al Massachusets Institute of Technology di Boston (MIT) ha scoperto che è possibile produrre una nuova bioplastica fatta di seta: una pellicola trasparente, inodore, insapore e commestibile che rivoluzionerà il packaging di plastica di verdura, frutta, carne e pesce, risolvendo buona parte dei problemi di inquinamento causato da questo materiale.

Una scoperta casuale

Benedetto Marelli ora dirige a Boston un gruppo di ricerca per la produzione di biomateriali impiegabili in agricoltura. Ha raccontato che quando era un ricercatore presso l’Omenetto Lab della Tufts University, dopo aver concluso il dottorato, scoprì accidentalmente il nuovo possibile utilizzo della seta. Si stava preparando per una competizione di cucina a livello di laboratorio che richiedeva ai partecipanti di incorporare la seta in ogni piatto, quando dimenticò una fragola immersa in un composto di seta:

Sono tornato quasi una settimana dopo e le fragole ricoperte erano ancora commestibili. Quelle che non erano ricoperte di seta erano completamente rovinate (…) Questo mi ha aperto un nuovo mondo”.

La startup che sviluppa la bioplastica fatta di seta

Marelli capì subito che la sua scoperta involontaria era una magnifica opportunità per esplorare la capacità della fibra naturale di risolvere non solo il problema del packaging di plastica con una bioplastica fatta di seta, ma anche quello dello spreco alimentare. Da quel momento il professore italiano iniziò a collaborare con diversi scienziati con sede a Boston, tra cui Adam Behrens, allora postdoc nel laboratorio del Prof. Robert Langer, per dare vita alla startup Cambridge Crops.

L’azienda ha come obiettivo quello di trovare nuove soluzioni e utilizzi della seta nella conservazione di tutti i tipi di alimenti partendo dalla scoperta iniziale di Marelli. La tecnologia sviluppata dalla startup ha un ampio impatto sull’estensione della durata di conservazione di prodotti interi e tagliati, come carne, pesce e altri alimenti, e le risorse e i costi sono molto contenuti.

Una soluzione semplice a due problemi gravi

Il mondo è sommerso di plastica, di cui va assolutamente limitato l’utilizzo. Contemporaneamente, lo spreco alimentare a livello mondiale è una piaga rovinosa che va assolutamente risolta. Un terzo dell’approvvigionamento alimentare globale viene sprecato ogni anno mentre oltre il 10% della popolazione mondiale è afflitta dalla fame. I dati oltretutto sono in peggioramento con la pandemia. Sebbene negli anni siano state messe a punto molte tecnologie volte a prolungare la longevità degli alimenti freschi, spesso sono stati impiegati metodi che mettono a rischio la salute degli esseri umani e del pianeta.

Marelli ha spiegato come la nuova bioplastica fatta di seta potrebbe rivoluzionare questo sistema sbagliato, oltretutto senza modificare le proprietà degli alimenti:

“Finora, la maggior parte dell’innovazione nel settore alimentare e ag-tech si basa su ingegneria genetica, impiantistica, ingegneria meccanica, intelligenza artificiale e informatica. C’è molto spazio per innovare utilizzando materiali, come nanomateriali e biomateriali”.

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Come si trasforma la seta in bioplastica e i vantaggi

bioplastica fatta di seta

I punti di forza della seta derivano dalla naturale semplicità del materiale, affinato da millenni di biologia evolutiva. Cambridge Crops utilizza un processo brevettato ed efficiente che impiega solo acqua e sale per isolare e riformare le proteine ​​naturali della seta. Ciò rende la bioplastica fatta di seta facile da integrare nelle linee di trasformazione alimentare esistenti senza la necessità di nuove e costose attrezzature o modifiche.

Una volta messo sulla superficie del cibo, il rivestimento di questa nuova bioplastica fatta di seta forma una barriera insapore, inodore e trasparente che rallenta i meccanismi di degradazione naturale del cibo. A seconda del prodotto alimentare, si riesce ad ottenere un aumento fino al 200% della durata della sua conservazione. Questo non solo consente di ridurre gli sprechi alimentari, ma riduce anche la pressione sulle catene del freddo, consentendo agli spedizionieri di ridurre i gas serra nei trasporti. La speranza è di poter dire presto: “Rifiuti addio e cibo per tutti!”

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